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日志


Per non dimenticare....

Pezzi tratti dal libro di Primo levi,"Se questo è un uomo".
 
....perchè il lager è una gran macchina per ridurci a bestie.Noi bestie non dobbiamo diventare.[...]Perciò si deve voler sopravvivere,per raccontare,per poter portare testimonianza;e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro,l'impalcatura,la forma della civiltà.
I giorni si somigliano tutti,e non è facile contarli.Intorno,tutto ci è nemico.
Sono molto giovane,il che costituisce un pericolo grave.Non solo perchè i ragazzi sopportano peggio degli adulti le fatiche e il digiuno,ma soprattutto perchè qui,per sopravvivere ,occorre un lungo allenamento alla lotta di ciascuno contro tutti ,che i giovani raramente posseggono.
Tutto gli è a tal segno indifferente che non si cura più di evitare la fatica e le percosse e di cercare il cibo.Esegue tutti gli ordini che riceve,ed è prevedibile che,quando lo manderanno alla morte,ci andrà con questa totale indifferenza.
[...]Non c'è più volontà:ogni pulsazione diventa un passo,una contrazione riflessa dei muscoli sfatti.
Sappiamo donde veniamo.Ma dove andiamo non sappiamo.
Noi non torneremo.Nessuno deve uscire di qui,che potrebbe portare al mondo,insieme al segno impresso nella carne,la malanovela di quanto ,ad Auschwitz,é bastato animo all'uomo di fare dell'uomo.
 
 
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,Voi che trovate tornando a sera
Il cibo cado e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna ,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comand queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 
                                             Primo Levi.
 
 
Per non dimenticare ,mai...
La storia ci deve insegnare come vivere ,imparando dagli errori e dalle malefatte che uomini hanno commesso prima di noi.
se combattiamo per un umanità migliore e civile in tutti i campi,dobbiamo sapere e ricordare quando questa civiltà è venuta meno.E non farlo mai più.Perchè non si debba di nuovo nella storia ricordare una cosa simile.
                                                                                                        Francesca. 
 
 
 
 

Andragathos : uomo valente?

dal "Joe Berti"  anno 3 numero 2 settembre 2007

“Conosceva Fortugno?”

L’infermiera si allontana seccata, ma il giornalista è insistente, la segue sull’ascensore e nei corridoi, le corre dietro attirando le occhiatacce dei medici.

Non la vede più, è scomparsa in una tromba di scale, il giornalista si ferma, guarda l’orologio, pensa che quelle scene di  tallonamento possano bastare, le unirà alle vecchie immagini di Palazzo Nieddu, macchiato del sangue del primario dell’ospedale di Locri.

 

Andragathos: uomo valente?

 

Una settimana, è questo l’arco di tempo in cui lo Stato si occupa della Calabria, anzi più che occuparsene  la lascia in pasto ai media,  e così per sette giorni Locri diventa Baghdad.

Dai telegiornali emergono odiosi stereotipi, la gente inizia a pensare che ogni calabrese sia un mafioso, che ogni calabrese sia un capoclan.

I giornalisti iniziano a  inseguire  infermiere e spazzini dell’ospedale di Locri per avere qualche informazione, pensando che ognuno, ogni singolo dipendente sia coinvolto nel losco sistema ‘ndranghetista;  si accende un gran dibattito, Agazio Lojero, presidente della giunta regionale calabrese, viene sballottato da uno “special anti-mafia” all’altro e i carabinieri invadono la Locride.

1,2,3,4,5,6 e 7, sette giorni e il silenzio riaddormenta tutto, nulla si è risolto, nulla è stato fatto: le forze dell’ordine diminuiscono, Lojero torna in Calabria e gli inviati dei tg  lasciano stare le infermiere.

Tutto tace fino ad un nuovo omicidio, la strage di Ferragosto, il suicidio di Piccolo, si torna a discutere quindi per altri 14 giorni, e poi?

E’ possibile che lo Stato si interessi alla Malattia che è l’ndrangheta, solo quando avviene un omicidio?

Perché non si interessa a quelle fabbriche inesistenti, i cui finanziamenti sono spariti nel nulla?

A quei politici collusi e corrotti? Ai magistrati che lavorano in condizioni pessime?

La ‘ndrangheta è una crudele contraddizione, un ossimoro di ricchezza enorme in un ambiente poverissimo, più la società mafiosa si arricchisce e più la Calabria rallenta il suo percorso verso il progresso, la legalità, la giustizia e la valorizzazione dei beni culturali.

Lo Stato può lasciare un buco nero così enorme in Calabria? Non può, ed è inutile che lanci appelli contro l’omertà se la gente si sente abbandonata, se la gente non ha più fiducia in quello che è il governo italiano.

I giovani di Locri hanno gridato, hanno manifestato ed espresso il loro disprezzo, ma altro non possono fare, credono ancora nelle istituzioni, in quella giustizia a volte inesistente; ora tocca allo Stato aiutare economicamente le magistrature calabresi,

perchè nella situazione attuale la giustizia non esiste.

E non potrà esistere finchè i politici  tolgono le inchieste ai giudici che indagano troppo, che svelano la collusione tra mafia e politica e coinvolgono nomi troppo importanti nelle loro indagini.

Nomi di onorevoli, che siano di destra o di sinistra non ha importanza, l’ndrangheta, la malavita degli “uomini valenti”, degli “andragathoi”; si schiera con chi le conviene.

 

 

 Matteo

 

 

 

 

 

Lettera delle figlie di Renata Fonte indirizzata al nostro nuovo presidio!

Carissimi amici di Libera,
ancora una volta desideriamo ringraziarvi: la vostra sensibilità travalica le distanze fisiche e ci raggiunge in una terra ferita; lo spirito che anima le nostre lotte per la legalità fa i conti quotidianamente con un territorio ancora in parte riottoso a questi temi. Le giovani generazioni hanno dimostrato, però, una grande voglia di riscatto sociale, certamente corroborate, nel loro accidentato e faticoso percorso, dall'esempio di amici come voi.
Grazie, perché il vivere civile esige che la memoria diventi storica e che figure emblematiche siano pubblicamente ricordate; la responsabile lotta in difesa delle loro alte idealità ci compensi della struggente nostalgia che vive con noi e se, fra le nebbie del tempo, ne potessimo scorgere il volto, scopriremmo il loro sorriso.

Sabrina e Viviana Matrangola, figlie di Renata Fonte

Ecco il nostro blog!!

Bene bene....
Questo è il nostro nuovo blog.
Spero che serva bene da mezzo di comunicazione tra di noi...
Io ho fatto del mio meglio nel crearlo,ma ovviamente la carta è bianca per tutti e nel caso voleste apportare qualche modifica...fate pure!
Un bacio ,Francesca